Da qualche tempo io e mio marito, siamo soliti recarci a correre nel parco, abbiamo deciso di fare attività fisica per mantenere un po’ la forma. Siamo ancora abbastanza giovani, ma ultimamente ci siamo un po’ appesantiti, la colpa è soprattutto del lavoro sedentario che facciamo, siamo entrambi impiegati negli uffici del comune. In particolare Carlo mio marito, ha messo su una discreta pancetta e sentendosi un po’ gonfio un bel giorno mi fece una proposta: “Rosalba, che ne diresti di dedicare qualche ora del pomeriggio all’attività fisica?” Trovai la proposta interessante e nonostante fossi un po’ pigra, dal momento che si avvicinava il periodo estivo, fui contenta di recuperare il peso forma e così accettai di buon grado.
Personalmente non ero troppo in sovrappeso, giusto quei due o tre chiletti che in genere si prendono durante la stagione invernale. A dispetto di tutto comunque il mio fisico continua a mantenere un aspetto piuttosto gradevole, sono alta un metro e settanta, il viso se non bello è abbastanza gradevole, ho un seno di media misura, due gambe lunghe e slanciate e un bel lato B dalle forme sinuose e arrotondate. Per strada ogni tanto mi capita di sentire certi uomini sottolineare con dei fischi allusivi il loro apprezzamento sul mio corpo e quando non si viene infastidite può fare persino piacere. Un giorno, attrezzati di tutto punto con la tuta e le scarpe da tennis eravamo sul prato dei giardini pubblici a correre e a sudare, avevamo già fatto diversi giri del percorso, quando rivolta a Carlo, dissi: “amore, oggi sono un po’ stanca, fermiamoci un attimo, magari riprendiamo dopo.” “Va bene Rosalba, vieni dai, avviciniamoci al punto ristoro, ci sediamo e beviamo qualcosa per dissetarci.” Raggiungemmo il chiosco e prendemmo posto sull’unico tavolo piuttosto lungo, attorno al quale sedute su alcune panche diverse persone consumavano qualcosa. Mi sedetti subito, ero stremata e chiesi a mio marito di acquistare qualcosa da bere, mi sorrise e chiese: “il solito?” “Si amore un bel chinotto col ghiaccio.” C’era molta gente in fila ad attendere il loro turno e Carlo si mise in coda ad aspettare. Seduti accanto a me c’erano diversi ragazzi che probabilmente facevano parte di una squadra di calcio, erano lì per un allenamento, ma facevano una tale confusione da disturbare palesemente la tranquillità di tante persone che volevano stare in pace. Erano indifferenti anche ai richiami del loro allenatore che li sgridava: “ragazzi non facciamo casino, badate che i responsabili del parco ci cacciano via e noi dobbiamo continuare ad allenarci.”
Tra tutti, l’unico ragazzo tranquillo e taciturno, era seduto proprio di fronte a me, poteva avere massimo diciassette o diciotto anni, era calmo e sorridente e non staccava un attimo lo sguardo dal mio viso. Cominciavo a sentirmi un tantino imbarazzata, quel ragazzo giovanissimo, chiaramente interessato a me quasi trentenne, lo trovavo strano e molto insolito. Per un attimo mi sottrassi a quei suoi occhi sfrontati e in certo senso prepotenti e mi voltai a guardare verso mio marito che ancora a metà della fila, cercava di raggiungere il banco del piccolo bar. Mi voltai ancora, ma cercai di eludere il suo sguardo chinando i miei occhi per terra. Dopo un attimo, mi sentii toccare un piede, era sicuramente lui dal momento che stava seduto proprio di fronte a me. Alzai lo sguardo e assunsi un’aria severa, lo guardai e dissi: “che cosa vuoi?” Tacque per alcuni secondi e poi rispose: “voglio te.” “Ma sei pazzo per caso? Neanche ti conosco, potrei essere quasi tua madre e poi non vedi che con me c’è mio marito?” “Chi quello? Sei messa male, per te ci vuole un vero uomo.” “E saresti tu il vero uomo?” “Provare per credere.” Quella sfrontatezza mi colpì al punto che non seppi cosa rispondere, intanto il piedino continuava a toccarmi, ora stava accarezzandomi una caviglia e pian piano saliva sempre più su. Mi stavo arrabbiando, e fui molto determinata quando dissi: “senti adesso mi sto seccando, smettila o chiamo qualcuno, queste che stai facendo sono molestie e sei passibile di denuncia lo sai?” “Si ma tu non mi denunceresti mai vero? Anche se t’incazzi ho capito che ti piaccio, altrimenti avresti già protestato o avresti chiamato quel cornuto di tuo marito.”
Ero allibita, quel ragazzo era così sfacciato e sicuro di se da non temere per nulla le mie possibili reazioni. In realtà forse ci aveva visto giusto, perché al di la della mia indignazione, in me stava avvenendo uno sconvolgimento che non sapevo spiegare, ero molto turbata e il sorriso da canaglia del ragazzo mi stava comunicando che aveva capito quanto fossi sconvolta da tutta quella situazione. “Allora? Hai mai provato a scopare con un ragazzo molto più giovane di te?” Io abbassai lo sguardo e risposi: “tu sei pazzo.” “Si sono pazzo di te, sai che ti dico? In questo momento vorrei spogliarti e leccarti in tutto il corpo, poi succhiare i tuoi capezzoli leccarti la figa, e metterti in mano il mio cazzo per giocarci un po’ ah, poi mi piacerebbe che tu potessi succhiarlo e alla fine ingoiare tutta la mia sborra.” “Ma che dici, tu hai qualcosa di marcio nella testa, se ti sente qualcuno crederà davvero che io ci sto.” “Perché non è così?” “No, non è così e ora piantala tra un pò sta per tornare mio marito, altrimenti gli dico che mi stai infastidendo.” “Non credo proprio che glielo dirai, anzi se mi dai retta, allontanalo ancora con una scusa, così potremmo appartarci un po’, ti garantisco che non te ne pentirai.” Proprio in quel momento Carlo giunse al tavolo portando le bibite, io diedi un ultimo sguardo al ragazzo e vidi che mi sorrideva divertito, che faccia da schiaffi che aveva, però pensai che fosse un tipo audace, nonostante la situazione imbarazzante che stava creando, appariva spavaldo e sicuro di se. “Rosalba ti sei riposata un po’? Se adesso stai bene dopo aver bevuto potremmo riprendere la nostra corsetta che ne dici?” Osservai di sfuggita il ragazzo ed ebbi la conferma che qualcosa di strano si stava impossessando della mia volontà, pian piano tutte le mie difese stavano crollando, sentivo che in me qualcosa stava cedendo di schianto, provavo una rabbia ad ammetterlo ma era proprio così, sentivo come una strana eccitazione, qualcosa che mi stringeva lo stomaco e tra le gambe sentivo bagnarsi le mie mutandine. “Allora che mi dici andiamo?” Guardai mio marito e risposi: “Carlo lo sai? Oggi non mi sento tanto bene, fatti pure un giretto da solo, io sto seduta ancora un pò.” “Va bene tesoro, allora io vado ci vediamo qui tra una mezzora va bene?” “Ecco si, forse mezzora potrebbe anche bastare.” Si allontanò correndo e dopo un po’ scomparve alla nostra vista, il ragazzo si fece una risata e disse: “che coglione, uno così se le merita proprio le corna.” Non risposi e attesi la sua prossima mossa, nel frattempo aveva intrappolato le mie gambe tra le sue e mi guardava seri negli occhi. “Visto che hai deciso, ti spiego come faremo, vedi laggiù in quelle baracche di legno ci sono i bagni, entra in quello delle donne e aspettami.” Non risposi, ma come un automa, mi alzai e mi diressi verso i bagni. Mi infilai in una delle cabine e mi chiusi dentro, dopo alcuni minuti, sentii bussare ad una delle cabine vicine alla mia, allora a voce molto bassa risposi: “sono qui nella seconda,” aprii la porta e lui entrò richiudendola alle sue spalle. Appena dentro, senza dire una parola, ci abbracciammo e ci demmo un lunghissimo bacio appassionato, avevo la sua lingua in bocca che mi frugava cercando la mia io lo assecondavo con una passione che mai avrei immaginato di me stessa, intanto le sue mani, ravanavano il mio corpo, aveva anche lui la canadese e attraverso il tessuto sottile del pantalone, sentii subito un bel pacco premere contro la mia pancia, intanto nonostante ci stessimo baciando, aveva aperto la cerniera e mi aveva già sfilato la giacca della tuta, ero rimasta solo in reggiseno, tolse anche quello e di colpo si trovò le mie mammelle tra le mani, erano mani calde e intraprendenti le sue, si portò i miei seni alla bocca e cominciò a baciarli, poi cominciò a mordere e a succhiare dolcemente i capezzoli e le areole, roteava la lingua come impazzito e mi accorsi di essere eccitata da morire, in pochi minuti ero arrivata al punto da non capire più niente, ero preda della passione più sfrenata, sospiravo e continuavo a spingere il seno contro la sua bocca che stava ancora succhiando avidamente i capezzoli. Ero bagnatissima tra le gambe, era giunto il momento di pretendere qualcosa di più, sentivo che non avrei resistito molto a lungo prima di fare l’amore, quel ragazzino mi stava portando al godimento più sfrenato, ero stordita e non ragionavo più, gemevo e sospiravo in estasi. Mi chinai a palpargli il cazzo che ormai era così duro ed eccitato, da fare capolino attraverso l’elastico della canadese, gli abbassai il pantalone e gli afferrai l’uccello, quando lo ebbi tutto in mano, provai una fitta allo stomaco, non avevo mai visto niente di simile, era un membro molto lungo e grosso, in confronto a quello, mio marito aveva un cazzetto insignificante, me lo portai subito alle labbra e lo baciai con molto trasporto, poi lo infilai in bocca e cominciai a succhiare con foga e desiderio di averlo presto nella figa, era talmente grosso che faticavo a tenerlo in bocca, andavo veloce e lui cominciava a sentire gli stimoli della lingua e del palato, prese ad ansimare e a muovere i fianchi, io pazza di libidine, avevo infilato la mano dentro il pantalone della mia tuta e allargando l’elastico delle mutande, stavo masturbandomi furiosamente, ero tutto un brodo, avevo due dita infilare nella vagina, ma quasi non le sentivo a causa dell’eccitazione e della quantità di umori che mi colavano tra le gambe. La mia bocca continuava a succhiare con gusto e il fatto di avere la bocca piena fino all’inverosimile, mi faceva tremare le gambe. La mia testa andava avanti e indietro, quei movimenti rapidi e continui lo stavano portando quasi all’orgasmo, ma non volevo che venisse così, desideravo più di ogni altra cosa sentire quel cazzone dentro di me, già sapevo che mi avrebbe fatto godere tantissimo e non vedevo l’ora di sentirlo tra le pareti della mia vagina. Mi alzai in piedi e cominciai a segarlo, era proprio un cazzo incredibile e quasi temevo che non sarebbe riuscito ad entrare, eppure ero talmente eccitata, da essere certa di poterlo ricevere. Mi tolse il pantalone e sfilò le mie mutandine che erano letteralmente da strizzare, mi sollevò di peso e mi fece sedere sulla cassetta dello scarico dell’acqua, mi aprì le cosce e si chinò per leccarmi la figa, la sua lingua prese a frugare la mia topa, la stava leccando con movimenti regolari dal basso verso l’alto, ogni volta che arrivava al clitoride, quasi fossi presa da una scossa, sobbalzavo e gemevo per il piacere intenso che provavo, gli tenevo la testa incollata al mio pube e lui leccava succhiando contemporaneamente gli umori che uscivano fuori dalla mia figa, io stavo muovendo i fianchi per accompagnare la sua azione prepotente, ormai godevo come una pazza, cominciai a lamentarmi e a gemere, lo incitavo palesemente a continuare gridando: “Ohhh che bellooooo sto godendo troppo, continua così, ecco bravo, bravo oh dio come mi piace.” Continuavo ad agitarmi in preda ad un’eccitazione mai provata, doveva essere eccitato al massimo, perchè smise di leccare, si alzò in piedi e prendendosi il cazzo in mano lo diresse verso la mia vagina, lo strofinò un poco sulla vulva e poi entrò di colpo. Mi sentii come trafitta da un palo, per un attimo mi mancò il respiro, poi quando si accorse che stavo abituandomi al suo coso mostruoso, cominciò a andare su e giù, all’inizio molto lentamente, poi con un ritmo sempre maggiore. Mi sentivo riempita, il membro che avevo tra le gambe, sembrava quello di un cavallo e lui menava la danza sempre più velocemente, ogni tanto lo sfilava del tutto, usciva fuori per poi rientrare subito mi tremavano le gambe, sospirando e gemendo gli dicevo: “Ahhhh come sei grosso, è una cosa incredibile, sembra un cazzo equino.” “ti piace Rosalba?” “E me lo chiedi? E’ bellissimo amore mio, mi piace da morire, anche se mi stai spaccando la figa in due.” “Si è un bel cazzo lo so, ma tu lo stai reggendo bene, ad alcune donne che ce l’avevano stretta, non sono riuscito a infilargliela:” “Senti, non ti ho neppure chiesto come ti chiami,” “Enzo, mi chiamo Enzo.” Ormai lui stava per venire, i suoi gemiti erano continui e prolungati, muoveva i fianchi e li faceva roteare per sentire il massimo del piacere, ormai stava impazzendo dalla libidine, andava sempre più veloce, ma le pareti della vagina, nonostante l’eccitazione che le faceva bagnare, erano perfettamente aderenti a quel grosso fallo che mi martellava di brutto. Ad un certo punto, mentre stavamo per venire entrambi, dall’esterno del bagno si sentì la voce di Carlo mio marito che mi chiamava: “Rosalba sei li dentro? Che hai ti senti male?” “No amore, sto benissimo, mi è venuto un po’ di mal di pancia e avevo necessità del bagno, tu aspettami fuori, tra poco ho finito.” “Va bene cara, ti aspetto al bar fai presto.” Enzo si mise a ridere piano e anche io sorrisi a mia volta. “Adesso diamoci dentro, sto godendo troppo, voglio venire al più presto.” “Certo Rosalba aspetta e vedrai che ti accontento subito, ricominciò a pompare alternando spinte leggere ad altre più veloci e vigorose, non ce la facevo più, il piacere era troppo e anche lui ormai gemeva continuamente: “Ohhhhhhh Rosalba che bella figa che hai, mi stai facendo venireeeee” “noooooo fermati ancora un po’, aspetta che venga io, poi toglimi il cazzo dalla figa e vienimi nella bocca,” Lui rallentò le spinte, ma ormai ero prossima all’orgasmo e quando arrivai al culmine lanciai un urlo e me ne venni tutta tremante, avevo avuto un rapporto incredibile, forse in vita mia non avrei più goduto così tanto. Enzo tolse il cazzo dalla vulva, mentre il mio ventre era ancora percorso dalle ultime scosse dell’orgasmo e me lo mise in bocca, lo succhiai per qualche secondo e con un rantolo strozzato mi venne in bocca, non so dire quanto sperma dovetti ingoiare, anche se non avessi voluto, sarei stata costretta a farlo, perché avevo la bocca completamente piena del suo cazzo. Per un po’ rimase preda degli spasmi dell’orgasmo e rabbrividiva dal piacere, dopo che si fu calmato, gli ripulii ben bene la cappella con la lingua e mi rivestii, lui fece lo stesso e gli chiesi: “fai uscire prima me, quando me ne sarò andata esci tu.” Mi diede un bacio profondo e nel salutarmi disse: “tu sei una vera donna, forse in assoluto quella che mi ha fatto godere di più.” Lo guardai sorridente e gli risposi: “per me è stata la stessa cosa, non ho mai avuto un uomo con un cazzo uguale al tuo.” Quando tornai a casa con mio marito, ero stranamente taciturna, lui mi guardava strano e gli chiesi: “che c’è, perché mi guardi?” “Ma niente è che vedo una strana luce nei tuoi occhi, non l’avevo mai osservata prima d’ora.” Io sorrisi e dentro di me pensai: “lo credo bene, dopo la scorpacciata di cazzo che mi son fatta, quale donna non avrebbe la mia espressione nel volto?” Comunque mi sentivo un po’ in colpa nei confronti di Carlo e per farmi perdonare, quando fummo a letto, cominciai ad accarezzarlo, volevo fare sesso anche con lui, mi guardò meravigliato perché in genere non ero mai io a prendere l’iniziativa, quindi accolse la cosa con molto piacere e cominciammo a baciarci. Sembravo assatanata, lo spogliai e lo leccai in tutto il corpo, poi gli presi il cazzo in mano e dopo avergli dato una scrollatina per farglielo diventare duro, gli feci un pompino, la cosa gli piacque a tal punto che dopo alcuni minuti in preda all’eccitazione venne nella mia bocca, non l’avevamo mai fatto prima e si meravigliò tantissimo, ma la meraviglia più grande fu quando dopo esserci riposati un po’, facemmo ancora l’amore e quando raggiunsi l’orgasmo gridai: “siiiiiiiii Enzo vengoooooo
